Mentalità

Il blocco dello scrittore (forse non esiste davvero)

Il blocco dello scrittore (forse non esiste davvero)
Team GrinTale · Pubblicato il 11/06/2026 · 3 min di lettura

Ti devo confessare una cosa che ho impiegato anni a dire ad alta voce: non credo nel blocco dello scrittore. Non nel modo in cui ce lo raccontiamo, almeno. Quella cosa romantica, quasi nobile, della musa che ti abbandona e ti lascia lì davanti al foglio bianco come un amante che non risponde più ai messaggi. Per molto tempo l'ho usata anch'io come scusa, e funzionava benissimo, perché suonava più dignitosa della verità.

La verità meno simpatica: era paura

La verità, quando ho finalmente smesso di girarci intorno, era molto più semplice e molto meno simpatica: avevo paura. Paura che quello che avrei scritto non fosse abbastanza buono, paura di scoprire che l'idea che custodivo in testa da mesi, una volta messa su carta, si rivelasse banale. Il blocco non era un muro che mi impediva di scrivere. Era un perfezionismo travestito da impossibilità, che mi permetteva di non confrontarmi con la mia stessa mediocrità temporanea.

Quaranta giorni ferma su un capitolo

Quando scrivevo il mio primo romanzo, sono rimasta ferma su un capitolo per quaranta giorni. Quaranta, li ho contati dopo, con un misto di imbarazzo e tenerezza per quella versione di me così terrorizzata. Ogni giorno apriva il documento, leggeva le ultime righe, le trovava inadeguate, e chiudeva tutto. Quello che ha rotto l'incantesimo non è stata l'inspirazione. È stato un consiglio brutale che mi ha dato un'amica scrittrice, più avanti di me in carriera e molto meno paziente con le mie lamentele: scrivi la pagina peggiore della tua vita, di proposito, e vedi cosa succede.

L'ho fatto. Ho scritto qualcosa di orribile, sgraziato, pieno di aggettivi inutili e dialoghi finti. E quella pagina orribile mi ha portata alla pagina successiva, che era un po' meno orribile, e poi a quella dopo ancora. Il segreto, se vogliamo chiamarlo così, è che la qualità non viene prima della quantità. Viene dopo, nella revisione, quando hai già del materiale grezzo da modellare. Pretendere di scrivere bene al primo colpo è come pretendere di scolpire senza prima avere il blocco di marmo davanti.

Il permesso di scrivere male

Quindi se sei bloccata, o bloccato, da settimane su quel capitolo che non parte, ti chiedo di fare un esperimento prima di arrenderti all'idea romantica che la musa ti abbia abbandonato. Datti il permesso esplicito, scritto da qualche parte se serve, di scrivere male. Non bene, non interessante, non pubblicabile. Solo presente sulla pagina. Il giudizio arriva dopo. Prima viene il coraggio di essere mediocri per un momento, perché è da lì che si parte sempre, anche quando il risultato finale non lo lascia minimamente intuire.

Marghi

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