Tecnica Narrativa

Punto di vista, la decisione che cambia tutto il libro.

Punto di vista, la decisione che cambia tutto il libro.
Team GrinTale · Pubblicato il 26/06/2026 · 3 min di lettura

C'è una scelta che molte persone alle prime armi sottovalutano completamente, trattandola quasi come un dettaglio tecnico da sistemare in un secondo momento, e invece determina più di qualsiasi altra cosa il destino di un romanzo: il punto di vista. Prima persona o terza, singolare o corale, limitato o onnisciente. Non è un'opzione stilistica neutra, è la lente attraverso cui tutto il resto della storia viene filtrato, ed è quasi impossibile correggerla bene a posteriori se la scelta iniziale era sbagliata.

Ho scoperto questa verità nel modo più doloroso possibile, riscrivendo da capo centottanta pagine di un manoscritto che avevo iniziato in terza persona limitata e che, a metà stesura, sentivo distante, freddo, incapace di trasmettere quello che la protagonista provava davvero. L'ho convertito in prima persona, una notte, presa da una specie di disperazione creativa, e improvvisamente tutto ha iniziato a respirare in un modo nuovo. La stessa identica trama, raccontata da una bocca diversa, era diventata un libro completamente differente.

La prima persona: intimità immediata, con un prezzo

La prima persona regala intimità immediata, il lettore diventa quasi complice del personaggio, vive dentro la sua testa, condivide i suoi pregiudizi anche quando sono ingiusti o pericolosi. Il costo è la limitazione: tutto quello che la narratrice non sa, il lettore non lo può sapere, e questo richiede un'architettura narrativa molto più rigorosa per evitare incidenti di percorso, come far sapere al personaggio cose che logicamente non potrebbe conoscere.

La terza persona limitata: distanza che non raffredda

La terza persona limitata mantiene molta dell'intimità della prima, ma introduce una distanza sottile, quella sensazione di osservare il personaggio da appena sopra la sua spalla, percependo i suoi pensieri ma con un filtro narrativo che permette qualche libertà stilistica in più. È quella che preferisco per le storie che hanno bisogno di momenti di ironia o di giudizio implicito sul personaggio, qualcosa che la prima persona renderebbe più difficile senza risultare artificiosa.

L'onnisciente: potere assoluto, rischio altissimo

L'onnisciente, infine, quella che vede tutto e tutti, è la più difficile da gestire bene nella narrativa contemporanea, anche se è stata la dominante per secoli. Richiede una mano ferma e una voce narrativa fortissima, capace di tenere insieme prospettive multiple senza confondere il lettore. Pochi la usano bene oggi, e quando funziona è quasi sempre perché chi scrive ha già attraversato anni di esperienza con le forme più semplici prima di azzardarsi a tanto.

Se stai cominciando un nuovo progetto, ti consiglio di chiederti, prima ancora di scrivere la prima frase, chi sta raccontando questa storia e perché proprio lei o lui è la persona giusta per farlo. Risparmierai mesi di lavoro, e probabilmente centottanta pagine da buttare, come è successo a me.

Marghi

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