Tecnica Narrativa

Show, don't tell, ma senza diventare un manuale di istruzioni

Show, don't tell, ma senza diventare un manuale di istruzioni
Team GrinTale · Pubblicato il 13/06/2026 · 3 min di lettura

C'è un consiglio che ogni corso di scrittura ripete come un mantra, e che io stessa ho ripetuto per anni senza fermarmi a pensare quanto fosse, in realtà, incompleto: mostra, non raccontare. Sembra una regola semplice. Invece di scrivere che un personaggio è triste, descrivi le sue mani che tremano mentre versa il caffè, gli occhi che restano fissi su un punto vuoto del muro. Bellissimo in teoria. Il problema arriva quando questa regola viene applicata in modo cieco, ovunque, sempre, trasformando ogni pagina in una specie di catalogo di gesti minuziosi che alla fine dice meno, non più, di una semplice frase diretta.

Quando lo "show" diventa stancante

Ho letto manoscritti, anche miei, rovinati da questo eccesso. Pagine intere dedicate a descrivere come un personaggio si sistema i capelli, accende una sigaretta, guarda fuori dalla finestra, tutto per evitare la frase proibita "era nervoso". Il risultato non è più immersivo. È stancante. Il lettore comincia a chiedersi quando arriverà al punto, e quel punto continua a slittare sotto il peso di troppi dettagli sensoriali che non aggiungono niente all'emozione, la diluiscono soltanto.

Raccontare non è sempre un peccato

La verità che nessuno mi aveva detto, e che ho dovuto scoprire da sola modificando lo stesso paragrafo dodici volte, è che raccontare non è sempre un peccato. A volte la frase diretta, quella che dice semplicemente "era esausta da settimane", è l'unica cosa giusta da scrivere in quel momento, perché il lettore ha bisogno di muoversi rapidamente verso la scena successiva, non di fermarsi a contemplare ogni sfumatura emotiva di un personaggio secondario che non rivedremo più.

La domanda giusta da farsi

La domanda che ora mi faccio, prima di decidere se mostrare o raccontare, è molto più pratica di quanto sembri: questo momento merita il tempo del lettore? Se la risposta è sì, se è un momento di svolta, una rivelazione, un punto di rottura nella storia, allora vale la pena fermarsi, mostrare, lasciare che il lettore costruisca l'emozione da solo attraverso i dettagli. Se invece è un momento di transizione, qualcosa che serve solo a portarci altrove, raccontare diventa un atto di rispetto verso chi legge, non una scorciatoia pigra.

Scrivere bene, alla fine, non significa seguire una regola alla lettera. Significa sapere quando infrangerla con cognizione di causa, sentendo il ritmo della propria storia invece di rincorrere un principio appreso a memoria su un blog di scrittura, incluso questo, se vogliamo essere oneste fino in fondo.

Marghi

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