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La voce, quella cosa che non puoi rubare a nessuno

La voce, quella cosa che non puoi rubare a nessuno
Team GrinTale · Pubblicato il 22/06/2026 · 3 min di lettura

Per i primi tre anni in cui ho scritto seriamente, la mia voce non era mia. Era un collage. Frasi brevi e secche quando avevo letto troppo Carver la settimana prima, periodi lunghi e barocchi quando mi ero persa dentro un romanzo ottocentesco. Cambiavo stile come altri cambiano colore di rossetto, inseguendo chiunque mi avesse appena affascinata, convinta che imitando bene avrei finalmente trovato la mia strada.

La trappola dell'imitazione

Nessuno mi aveva avvertita che la fase dell'imitazione, per quanto necessaria, può anche diventare una trappola comoda. Imitare è più facile che scoprire, perché ti dà l'illusione di avere un metodo, una formula, qualcosa da seguire quando la pagina è vuota e tu non sai ancora chi sei sulla carta. Il problema è che presto o tardi qualcuno, magari un editor, magari solo un lettore onesto, ti fa notare che il tuo testo suona come una brutta copia di qualcun altro, e quella frase fa più male di qualsiasi rifiuto editoriale che tu possa immaginare.

La trappola dell'imitazione

La mia voce è arrivata, paradossalmente, nel momento in cui ho smesso di cercarla attivamente. Stavo scrivendo un racconto che pensavo fosse troppo personale per essere pubblicato, troppo simile al mio modo reale di pensare per sembrare letteratura. L'ho scritto senza preoccuparmi di come sarebbe suonato, solo per buttarlo fuori, come si fa con un diario che nessuno leggerà mai. Quel racconto, quello scritto senza paracadute stilistici presi in prestito, è stato il primo in cui qualcuno mi ha detto: questo sembra scritto da te, e io non avevo nemmeno la minima idea di cosa intendesse, perché non avevo fatto nulla di consapevole per ottenerlo.

Quello che ho capito dopo, ripensandoci con più calma, è che la voce non si cerca guardando fuori, leggendo altri autori nella speranza di trovare il proprio riflesso nelle loro frasi. Si trova guardando dentro, accettando le proprie ossessioni stilistiche anche quando sembrano difetti. Io ripeto troppo certe parole. Scrivo frasi che iniziano sempre con la congiunzione, una cosa che un manuale di scrittura severo segnerebbe in rosso. Per anni ho cercato di correggermi. Adesso lo considero parte di come suono, ed è molto più interessante avere una voce imperfetta ma riconoscibile che una voce corretta e identica a mille altre.

Dove si nasconde davvero la voce

Se stai ancora cercando la tua, ti dico in tutta onestà: smetti di chiederti come dovresti scrivere. Comincia a notare come scrivi quando nessuno ti guarda, quando non stai cercando di impressionare nessuno. È lì, in quelle pagine che pensavi imperfette, che probabilmente la tua voce si nasconde già.

Marghi

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