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Il formato standard di un manoscritto per le case editrici

Il formato standard di un manoscritto per le case editrici
GrinTale · Pubblicato il 12/10/2026 · 9 min di lettura

Un manoscritto formattato male non viene rifiutato per quello. Viene però letto peggio, e comunica in tre secondi che chi lo ha mandato non conosce le convenzioni del mestiere. La buona notizia è che il formato standard è semplice, si imposta una volta sola e non richiede nessuna competenza grafica: l'obiettivo non è farlo sembrare un libro, è renderlo neutro e leggibile.

In breve

  • Un solo font per tutto il testo, Times New Roman o Garamond, corpo 12 (ILDA).

  • Interlinea 1,5, margini ampi, testo allineato in modo uniforme.

  • La cartella editoriale è l'unità di misura: 1800 battute spazi inclusi, cioè 30 righe da 60 caratteri (Parole in Linea).

  • Frontespizio con titolo, nome, contatti e numero di cartelle, più un'intestazione su ogni pagina.

  • Per la proposta si manda PDF o Word, dopo il contratto serve un formato aperto, mai PDF (Il Formichiere).

  • Le norme redazionali dell'editore, quando esistono, battono qualunque standard generale.

Qual è il formato standard di un manoscritto?

Un testo in un unico font serif, corpo 12, interlinea 1,5, margini ampi, pagine numerate e un frontespizio con i dati essenziali. Niente di più.

Il principio dietro queste scelte spiega tutte le regole che seguono: il manoscritto non deve assomigliare a un libro stampato. Deve essere facile da leggere per una persona che ne legge decine alla settimana, e facile da manipolare per chi poi ci lavorerà sopra. Ogni scelta tipografica personale, per quanto curata, va nella direzione opposta.

Come scrive un editor nel suo galateo editoriale, il manoscritto deve restare neutro e ordinato, perché l'editore applicherà comunque le proprie norme grafiche in fase di impaginazione (ILDA, Galateo editoriale). Tutto il lavoro tipografico che fai adesso verrà buttato via: fallo semplice.

Quale font e quale corpo usare?

Times New Roman o Garamond, corpo 12, uno solo per tutto il manoscritto.

La raccomandazione è concorde tra editor e norme redazionali: font serif classiche, scelte per leggibilità e non per carattere (ILDA). Le case editrici che pubblicano le proprie norme indicano quasi sempre Times New Roman corpo 12 per il testo, con corpi minori riservati a note e didascalie (Il Formichiere, Norme redazionali).

La regola dell'unico font è quella che viene violata più spesso. Titoli di capitolo in un carattere diverso, dediche in corsivo decorativo, epigrafi in un terzo font: sono tutti segnali di dilettantismo, non di cura. Se un capitolo deve distinguersi, si distingue con lo spazio bianco e con il corpo, non cambiando carattere.

Il grassetto nel corpo del testo narrativo non si usa. Il corsivo sì, ma per quello che il corsivo serve davvero: pensieri diretti, titoli di opere, parole straniere.

Quale interlinea e quali margini?

Interlinea 1,5 e margini generosi, intorno ai 2,5 centimetri, con chi propone valori anche più larghi.

Le norme redazionali più diffuse indicano 1,5 di interlinea con spaziatura prima e dopo il paragrafo azzerata, e margini di circa 2,5 centimetri sopra e sotto. C'è chi arriva a consigliare 4 centimetri su tutti i lati, con una motivazione pratica: i margini ampi fanno respirare il testo e lasciano spazio alle annotazioni di chi legge (ILDA).

L'interlinea stretta è il problema più serio dei due, perché provoca l'accavallamento visivo delle righe e affatica la lettura dopo poche pagine. Se devi sbagliare, sbaglia largo.

Sui rientri di capoverso vale una sola regola tecnica: non usare mai il tasto di tabulazione né una fila di spazi. Il rientro si imposta dalle proprietà del paragrafo, altrimenti il testo si scompone appena qualcuno lo apre con impostazioni diverse dalle tue.

Come si calcola la cartella editoriale?

Si prende il numero di caratteri spazi inclusi e si divide per 1800.

La cartella editoriale è l'unità di misura dell'editoria italiana: 30 righe da 60 battute, cioè 1800 caratteri spazi inclusi, un'eredità della macchina da scrivere diventata standard di settore (Parole in Linea, Differenza tra battuta e carattere). Ogni programma di scrittura mostra il conteggio caratteri con spazi: il resto è una divisione.

Un esempio concreto rende l'ordine di grandezza. Un romanzo da 90.000 parole in italiano si aggira sui 540.000 caratteri spazi inclusi, quindi circa 300 cartelle. Se un bando o un editore chiede un testo di massimo 150 cartelle, sta chiedendo qualcosa intorno alle 45.000 parole, cioè un romanzo breve.

Il motivo per cui si contano le cartelle e non le pagine è che la pagina non significa niente. Lo stesso testo occupa il doppio delle pagine cambiando corpo e interlinea, mentre le battute restano quelle. Per capire se la lunghezza del tuo romanzo rientra negli standard del tuo genere, vedi quante parole deve avere un romanzo.

Se scrivi in GrinTale, la divisione non devi farla tu. Nella vista Struttura trovi parole, caratteri e cartelle dell'intero manoscritto, aggiornati a ogni salvataggio, così il numero da scrivere nel frontespizio è sempre sotto gli occhi. Se vuoi provarlo, hai 15 giorni di GrinTale gratis, nessuna carta richiesta.

Cosa si scrive nel frontespizio?

Il frontespizio è la prima pagina e contiene solo quattro informazioni: il titolo, il tuo nome, i tuoi contatti e la lunghezza in cartelle o in parole. Niente immagini, niente citazioni, niente bozze di copertina.

Se scrivi con uno pseudonimo, il frontespizio porta entrambi i nomi: lo pseudonimo sotto il titolo e il nome anagrafico accanto ai contatti, perché un eventuale contratto si firma con il secondo.

Su ogni pagina successiva va un'intestazione essenziale con il tuo cognome, il titolo abbreviato e il numero di pagina. Serve a una cosa sola, ma importante: se qualcuno stampa il file e i fogli si mescolano sulla scrivania, le pagine restano identificabili e ricomponibili.

La numerazione parte dalla prima pagina di testo, non dal frontespizio.

PDF o Word?

Per la proposta vanno bene entrambi, dopo la firma del contratto serve un formato aperto.

In fase di invio quasi tutte le case editrici italiane accettano PDF o Word e rifiutano il resto. Nel dubbio il PDF è la scelta più prudente, perché mantiene l'impaginazione identica su qualunque computer, mentre un file Word può ricomporsi diversamente a seconda dei font installati.

A contratto firmato la richiesta si ribalta. Gli editori chiedono il testo in un formato aperto e modificabile, quindi esplicitamente non in PDF, perché su quel file ci dovranno lavorare in redazione (Il Formichiere, Norme redazionali). È lo stesso motivo per cui le immagini, quando ci sono, vanno consegnate come file separati ad alta risoluzione e mai incollate dentro il documento di testo.

Il nome del file conta più di quanto sembri. Cognome_Titolo.pdf si ritrova in una cartella con trecento allegati, manoscritto_definitivo_2.pdf no.

Che differenza c'è tra formato di invio e norme redazionali?

Questa distinzione confonde molti esordienti, e vale la pena tenerla ferma perché cambia cosa devi fare e quando.

Il formato di invio è quello di cui parla tutto questo articolo: come presentare il manoscritto quando lo proponi a un editore che non ti conosce. È una convenzione generale, la stessa per tutti, e serve a essere letto senza attriti.

Le norme redazionali sono un documento che la casa editrice consegna agli autori con cui ha già un contratto, e riguardano la preparazione del testo per la stampa: uso delle virgolette, trattamento dei numeri, criteri per le maiuscole, gestione delle note e delle citazioni. Sono molto più dettagliate e cambiano da editore a editore.

Non devi applicare le norme redazionali di una casa editrice quando le mandi una proposta. Devi applicarle dopo, se ti pubblica, e a quel punto te le manderanno loro. L'unica eccezione è quando l'editore pubblica indicazioni esplicite nella pagina dedicata agli invii: in quel caso quelle istruzioni battono qualunque standard generale, sempre. La procedura di invio nel suo insieme, dalla lettera di presentazione alla scelta degli editori, è spiegata in come inviare un manoscritto a una casa editrice.

Gli errori che si notano subito

Alcuni difetti saltano all'occhio prima ancora della prima frase, e sono tutti evitabili in cinque minuti.

Domande frequenti

Il testo va giustificato o allineato a sinistra?

Entrambe le soluzioni sono accettate e nessun editore rifiuta un manoscritto per questo. La convenzione italiana più diffusa è il testo giustificato, purché la sillabazione automatica sia attiva, altrimenti si aprono spazi irregolari tra le parole.

Quante cartelle sono 90.000 parole?

Circa 300 cartelle, considerando che 90.000 parole in italiano corrispondono grosso modo a 540.000 caratteri spazi inclusi e che una cartella vale 1800 battute.

Bisogna numerare anche il frontespizio?

No, la numerazione parte dalla prima pagina di testo. Il frontespizio resta senza numero e senza intestazione.

Si può usare un font diverso per i titoli di capitolo?

Meglio di no. Un solo font in tutto il manoscritto è la regola più ripetuta dagli editor, e i titoli si distinguono con il corpo e con lo spazio bianco.

Che margini impostare esattamente?

Circa 2,5 centimetri su tutti i lati funzionano sempre, e nessuno li contesterà. Chi preferisce margini più larghi, fino a 4 centimetri, lo fa per lasciare spazio alle annotazioni di chi legge.

In sintesi

Il formato standard di un manoscritto italiano si riassume in una riga: un font serif corpo 12, interlinea 1,5, margini ampi, pagine numerate, frontespizio con i dati essenziali, file in PDF o Word.

Non è una prova di abilità e non fa vincere niente. È solo il modo di togliere ogni attrito tra il tuo testo e chi deve leggerlo, e di non dare a nessuno un motivo per mettere via il file prima della prima pagina.

Quando il manoscritto è formattato, il pezzo successivo della proposta è il riassunto della trama: vedi come scrivere la sinossi di un romanzo.

Fonti

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